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MA IL TUO E’ UN LAVORO INFAME?

24 Mar

larvali1

  1. Il tuo capo, i tuoi capi non si sono mai interessati a te come persona? Non sanno nulla della tua vita extra lavorativa, della tua famiglia, dei tuoi interessi e delle tue passioni?
  2. Non riesci a percepire il senso del tuo lavoro. Non comprendi a chi possa portare beneficio quello che fai?
  3. Non hai nessun parametro per poter valutare il successo nella tua attività lavorativa? Non hai criteri di automisurazione delle tue performance?

BENVENUTO TRA I LAVORI INFAMI!  Forse è arrivato il momento di guardarsi intorno..o se sei un manager di cambiare le regole del gioco.

Questi sono i principi apparentemente molto semplici ma geniali del bellissimo libro di Patrick Lencioni “I tre segni di una lavoro infame” http://etaslab.corriere.it/dynuni/dyn/Catalogo/14728_Lencioni_Lavoro-infame.jhtml.

Svolgere tutti i giorni un lavoro infame ha delle conseguenze su di noi e sulla società. Le ripercussioni sulla nostra salute psicologica e fisica sono a volte irrimediabili. Sulla società significa far rendere organizzazioni potenzialmente di successo molto meno o peggio..portarle al fallimento.

Ed allora attenzione a questi tre semplici principi:

  • ANONIMATO  Ciascun individuo richiede di essere riconosciuto, pur se inserito in una organizzazione lavorativa, come essere umano. Appartiene ai nostri bisogni ancestrali l’accettazione sociale. Sviluppare un interesse genuino, da parte del management, nei confronti del collaboratore, accresce il suo senso di appartenenza e di utilità e di conseguenza la sua performance.
  • IRRILEVANZA La nostra soddisfazione sul lavoro non dipende dal tipo di lavoro che svolgiamo. Ci sono manager frustrati, miliardari che si drogano e invece magazzinieri felici, donne delle pulizie appagati.  La nostra gioia sul lavoro dipende dalla percezione che abbiamo della sua utilità per il prossimo. Più riusciamo a comprendere il senso di necessità e più ci sentiamo realizzati.
  • NON MISURABILITA’  I dipendenti messi in condizione di misurare il proprio progresso o contributo svilupperanno un maggior senso di responsabilità personale e una maggiore soddisfazione rispetto a tutti coloro che non ne hanno l’opportunità”.

La gran parte delle persone svolge attività che portano insoddisfazione, stress, ansia o angoscia e molte volte anche se emotivamente mature si portano a casa queste tensioni. TUTTO QUESTO HA UN IMPATTO SOCIALE DEVASTANTE. Chi può fare qualcosa per cambiare questo stato di cose sono i manager. E perchè non lo fanno? Lascio l’interrogativo aperto e vi invito calorosamente a rispondermi.

Un a presto.

Luigi

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