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L’ESTASI DELL’ATTIVITA’

16 Giu

Ci sono dei momenti in cui ci troviamo a svolgere una attività in cui siamo tamente coinvolti che ci distacchiamo dalla dimensione spazio temporale. Siamo immersi in una nuova dimensione in cui conta solo quello che stiamo facendo in  quel momento. E proviamo piacere in questo stato di abbandono inconsciente.

 

C’è chi si è occupato di classificare e studiare questo particolare stato emotivo, uno psicologo dal nome difficilissimo Mihaly Czikszentmihalyi. Intervistò decine e decine di lavoratori nelle professioni più svariate e verificò che nei momenti di massima concentrazione c’erano delle caratteristiche comuni. Chiamò questo stato il flow.  Egli chiarì attraverso le interviste che le persone, qualsiasi fosse la loro attività, sottovalutavano il potere di dare soddisfazione del lavoro rispetto all’inattività.

C’è un altro punto piuttosto interessante che rivela l’autore di questa ricerca.  Il flow si attiverebbe solo quando l’attività svolta è giusta per il nostro cervello. Quando siamo impegnati in attività che sottoimpiegano il nostro potenziale oppure che richiedono performance eccessive noi siamo soggetti ad una depressione e crisi d’ansia. La stessa cosa accade con i bambini che molto dotati costretti a stare al passo degli altri, troveranno le lezioni di una noia mortale.

Più di tutto ciò che incide sul flusso è quello di porsi un obiettivo ambizioso e realistico che ci stimoli a perseguire delle tappe intermedie.  L’obiettivo deve essere giusto, sufficientemente ambizioso e possibile, deve creare quel desiderio ardente di muoversi verso. Sarà allora che tutte le attività che siano funzionali ad esso ci permetteranno di raggiungere il flow.

Il mio obiettivo sogno è un progetto molto ambizioso ed a lunga scadenza, ho dovuto necessariamente spezzettarlo in tantissime tappe. Alcune di queste tappe prevedono lo studio e la sperimentazione. Bene quando io svolgo queste attività perdo completamente la connessione spazio-temporale, sono totalmente assorbito, mi distacco dagli stimoli esterni. Inoltre provo un grande piacere sia prima che dopo. Provo sensazioni di grande benessere ed in alcuni casi di pace interiore.

Ieri mia figlia mi chiedeva: ” Papà a te cosa è che ti piace fare di più in assoluto? A me tantissimo stare con i miei amichetti e giocare con loro…”. Credo che entrambi sperimentiamo nelle nostre attività, le ho risposto che per me è lo studio, il flow. La osservo quando gioca con i suoi amici è totalmente assorbita e se l’avvicino e le parlo è disturbata dalla mia interferenza, non sente fame, non sente sete, non  sente stanchezza!

Attendo i vostri racconti delle esperienze di flow.

Con il cuore

Luigi

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