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Identità posturali

22 Feb

Dr. Eliana Lamberti *

* Psicologa Clinica Centro Medico Metelliano-Ambulatorio Polispecialistico-Emodialisi Cava Dei Tirreni (SA)

elianalamberti@libero.it

NLP Licensed Trainer

Il modo in cui ci rappresentiamo internamente il mondo determina come ci sentiamo e cosa facciamo.

                                                                                  Richard Bandler

 

Identità posturali

Introduzione

 Quello  che mi ha sempre affascinato nel campo della salute mentale è che esistono diversi approcci, apparentemente contradditori, orientamenti che spesso contrastano tra loro, ma poi, a guardar bene, si può sempre individuare un punto in comune visto che comune a tutti è la meta a cui tendono : riportare la persona ad uno stato di benessere psico-sociale.

Richard Bandler, il genio della programmazione neuro linguistica aveva intuito questa verità quando nei primi anni 80 cominciò ad osservare due terapeuti apparentemente distanti per modalità terapeutiche e ideologia e capì che senza esserne consapevoli e con tecniche apparentemente differenti facevano la stessa cosa; sto parlando di Milton Erickson e Virginia Satìr, i quali sono in un certo senso i pro-genitori della programmazione neuro linguistica.

Proprio prendendo in considerazione quest’ultima questo articolo vuole sottolineare le analogie tra la bioenergetica, la psicofisiologia clinica e la pnl.

In quest’ultima (essendo stata creata da un matematico quale Bandler e un linguista quale Grinder) è fondamentale l’utilizzo del mezzo verbale che risulta avere un ruolo centrale nella vita dell’individuo. Non ci si riferisce solo alla comunicazione con gli altri ma anche e soprattutto con se stessi. Ed è qui che notiamo un primo ponte tra i diversi approcci.  

1. Circolarità del processo

Le persone tendono a crearsi delle rappresentazioni della realtà a partire dal modo in cui dispongono il loro corpo nello spazio e viceversa quest’ultimo influenza il modo di elaborare le informazioni esterne in entrata. La Satìr lavorava sulla postura e la respirazione dei suoi pazienti al fine di permettere loro il raggiungimento di uno ‘stato’ più funzionale al raggiungimento degli obiettivi. Partiva quindi dal presupposto che quello che facciamo esternamente è determinato da quello che facciamo internamente.

Il passo principale fondamentale quando si comincia a lavorare con una persona è metterla la stessa in uno stato che sia il più funzionale possibile, quello che in PNL definiremo k+. Bene. Secondo l’approccio bioenergetico ogni persona è il proprio corpo. Il carattere è strutturato nel corpo sotto forma di tensioni muscolari croniche, e in genere inconsce, che bloccano o limitano gli impulsi a protendersi per cercare qualcosa . L’identità funzionale di carattere psichico e struttura corporea (o atteggiamento muscolare) è, secondo tale approccio, la chiave della comprensione della personalità perché ci permette di leggere il carattere a partire dal corpo e di spiegare un atteggiamento corporeo  facendolo risalire alle sue rappresentazioni psichiche e viceversa. La situazione fisica plasma il pensiero e l’immagine di sé dell’individuo ( Lowen, A. 1978).

Anche in questo caso le rappresentazioni interne sono determinate dalla postura.

La psicofisiologia clinica ci insegna che l’immagine mentale è essenziale per fornire all’atto percettivo gli elementi necessari per la costruzione del ‘significato’ dell’esperienza, attraverso una sintesi di singoli eventi percettivi quali appunto immaginazione e percezione. Questi ultimi hanno in comune la rappresentazione e la sede in cui entrambi avvengono: l’occhio; inoltre la differenza tra percezione e immaginazione non sarebbe nella natura del processo fisiologico ma nello starter. Nella percezione la produzione di un’ immagine è provocata da una stimolazione esterna, nell’immaginazione l’immagine è auto evocata. (Ruggieri, 1991).  Ma cosa c’entra tutto questo con la postura? Lo spiego subito. Secondo il modello proposto da Ruggeri e coll. le proprie esperienze di vita hanno in un certo senso modificato l’organizzazione dei pattern tonico-posturali. Questi ultimi danno forma ad atteggiamenti diversi verso la vita; esiste quindi per ogni individuo un’atteggiamento posturale di base che presenta una soglia di flessibilità in relazione alle diverse auto rappresentazioni che il soggetto ha di se stesso. La presenza è sostanzialmente posizione nello spazio cioè postura. Postura vuol dire posizione e il posizionarsi nello spazio assume il significato più ampio di ‘posizione esistenziale’ (Ruggieri, 2001).

Anche secondo quest’ottica quindi la postura diventa uno stile di personalità definendo in modo concreto i modi di essere al mondo.

Quello che questo modello mette egregiamente in evidenza è la circolarità del processo: l’attività del corpo è la base delle rappresentazioni corticali del corpo (immagine corporea ) che a loro volta inducono  le modificazioni corrispondenti alla rappresentazione. Dunque la periferia del corpo interviene in quanto input nel fornire elementi alla corteccia per costruire l’immagine-rappresentazione e in quanto output nel realizzare la distribuzione delle tensioni suggerite dalla rappresentazione corticale.

Quello che facciamo esteriormente, quindi, è determinato da quello che facciamo internamente, attraverso continui e reciproci influenzamenti.

Le persone tendono solitamente a verbalizzare quello che, come dicevo poco prima, in PNL viene chiamato K (la sensazione cinestesica) il modo in cui si sentono, ma non dicono come fanno per arrivare a quel K. La postura in questo è un punto cardine. Per cambiare il modo in cui ci si sente, occorre partire dalla postura. La postura quindi determina lo stato e lo stato a sua volta determina il modo in cui si pensa ai propri obiettivi. Se torniamo a Lowen, vediamo subito una correlazione stretta con quanto appena asserito; egli difatti sostiene: ‘il lavoro corporeo, base dell’esperienza psicoterapica, ha lo scopo di offrire una diversa esperienza di se che fornisca le basi di una diversa percezione della realtà’.

Una delle più interessanti definizioni di identità che abbia mai letto è la seguente ‘la corrispondenza tra l’immagine di sé stessi e l’esperienza concreta di se stessi che conferma la propria autorappresentazione’  (Ruggieri, 2001). Dunque un atteggiamento posturale avrebbe a che fare sia con dinamiche interne immaginarie che con le rispettive rappresentazioni spaziali. Se pensiamo ad un attore il primo elemento che ci da informazioni sul personaggio che andrà a rappresentare è proprio la postura.

Quest’ultima ci da inoltre ulteriori informazioni che permettono subito allo spettatore di capire se l’attore crede o meno in quello che dice; difatti il dubbio è portatore di elevata tensione e instabilità dunque la postura risulta incerta e il tono muscolare si eleva; di contro una postura stabile e con un buon tono muscolare diffuso denota convinzione. Lo stesso vale per il ‘public speaking’.

La postura viene a configurarsi dunque come punto di partenza fondamentale in approcci apparentemente diversi che a ben vedere risultano sostanzialmente vicini nei presupposti.

 

Conclusioni

 

Quando una persona decide che è arrivato il momento di cambiare, decide di uscire dalla posizione di stallo in cui a lungo è rimasta, bè, in quel momento possono accadere magie. Non è rivivendo continuamente il passato che si può accedere ad un futuro migliore. Molti colleghi mettono in atto una continua ‘coazione a ripetere’ su se stessi e sui propri pazienti riproiettando e rivivendo continuamente ‘ricordi negativi’. La ragione per cui molti psicoterapeuti sono depressi è perché vivono nel passato. Ogni persona ha un suo modo di superare le difficoltà e per ognuno alcune tecniche sono più appropriate di altre. Il bravo terapeuta al di là dell’orientamento dovrebbe avere una vasta gamma di tecniche per far fronte alle esigenze della persona con cui viene in contatto che regala la sua unicità e l’opportunità irripetibile di aiutarla.

 Non c’è relazione d’aiuto che funzioni senza la volontà del soggetto, e quando si parte da quest’ultima cioè quando la volontà di aiutare e quella di essere aiutato lavorano alla stessa intensità, qualsiasi approccio  può dare ottimi frutti.

 

 

Bibliografia

Bandler R. , Roberti A. , Fitzpatrick O. ,  Scelgo la libertà, Alessio Roberti Editore S.R.L., Urgnano  (BG), 2010;

Lowen A., Il linguaggio del corpo, Milano, Feltrinelli, 1978;

Lowen A., Bioenergetica, Milano, Feltrinelli, 1983;

Ruggeri V., On the hypothesized correspondence between perceptual and imagery processes, “Perceptual and Motor Skills”, 73, 1991, pp. 827-830;

Ruggeri V., L’identità in psicologia e teatro, Edizioni Scientifiche Ma. Gi. Srl, Roma, 2001.

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