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L’infelicità ed il consumismo

12 Apr

Uno dei risultati più eclatanti nell’ambito delle ricerche economiche legate alla felicità è che le variazioni di quest’ultima non sono legate alle variazioni di reddito.

Gli economisti si sono resi conto che il PIL non può essere la misura della felicità di un popolo.

Ci sono economisti che si sono evoluti ed hanno cominciato ad esplorare nuovi territori (legati alla psicologia ed alla sociologia). C’è chi invece è rimasto strenuamente legato alla visione economica tradizionale ritenendo che ciò che realmente conta è sempre il benessere e non la felicità.

Il messaggio che è stato pompato per decenni era che la finalità della società fosse l’accumulo di ricchezza ed il consumo sfrenato e smodato. Sarebbe bastato questo per realizzare la pace dei sensi ed infine benessere e felicità (che comunque non si aveva il coraggio di nominare).

Come scrive Yew-Kwang Ng: “Noi vogliamo denaro (o altre cose) solo come mezzo per aumentare la nostra felicità. Se avere più denaro non aumenta la nostra felicità, allora il denaro non è molto importante, ma la felicità lo è”.

Il denaro crea automaticamente felicità? I consumi aiutano ad essere felici?

NESSUN RAPPORTO DIRETTO TRA DI LORO, NESSUN RAPPORTO

 

Crollano quindi i capisaldi della società consumistica.

Anzi direi che siamo stati intrappolati in un modello devastante.

La trappola della felicità consumistica è che è una finta felicità agganciata a dei meccanismi perversi che non hanno mai termine. Ci siamo condizionati a vicenda nell’ambito dell’emulazione a consumare sempre di più l’inconsumabile. Siamo talmente in preda a raptus consumistici da aver consumato i desideri. Abbiamo di tutti il di più e che cosa possiamo desiderare ancora? Tu mi dirai che vuoi la Ferrari, la villa al mare, il vestito Armani etc…

Hai ragione si può avere sempre di più! Soltanto che questo meccanismo è perverso e senza fine.

Questo meccanismo è dettato dal cieco ego che non si accontenta mai. Le soluzioni sono differenti.

Dobbiamo certamente metterci a cercare la felicità in un altro modo. Oggi c’è fame di felicità proprio perché la grandissima parte degli esseri umani vivono infelici, insoddisfatti senza un cammino preciso di evoluzione interiore.

Quando penso al cammino verso la felicità mi viene in mente la storia di quel tizio che davanti alla soglia di casa sua sta cercando qualcosa. Un passante gli chiede cosa stia cercando. Ed egli replica: “le chiavi di casa”. Il passante: “le hai perse qui davanti alla soglia di casa?”. Infine il tizio: “No veramente le ho perse dentro casa ma qui c’è più luce”.

E’ inutile cercare dove non troveremo mai..cerchiamo dentro di noi.

Con il cuore

Luigi Miano

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