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UNA GRANDE RAGIONE

15 Lug

L. si era trovato catapultato da un giorno all’altro in quell’immenso Ministero, dagli stanzoni enormi ed i soffitti altissimi. L. aveva sempre lavorato in giro e non era abituato all’idea di poter essere stanziale in quel posto. Da un lato l’idea di entrare in un posto pubblico lo inorridiva, dall’altra la possibilità di potersi fermare a respirare dopo tanti anni di lotte lo attirava. E poi quello non era un Ministero qualsiasi era proprio il posto in cui lui non avrebbe mai dovuto mettere piede per una antica incompatibilità che non sto qui a spiegare..

E poi c’era il discorso della sicurezza che i genitori avevano sostenuto per decenni. Sicurezza..boh che sarà mai questa sicurezza? L. pensava soltanto che fosse una parola da brividi. Ogni volta che nominava sicurezza sentiva un brivido corrergli lungo la schiena.

L. ricordava quando da piccino la mamma lo portava in un altro di questi strani posti di lavoro. Ricordava le stanze grige, buie, questi soffitti altissimi, il tavolo ricoperto di cartacce, timbri, penne. La cosa che più amava erano i timbri. In effetti quel suo Ministero incompatibile era proprio così, corridoi lunghissimi che si intrecciano e si perdono. Ogni piano uguale all’altro, stanze enormi, soffitti altissimi. Ed i timbri, si c’erano ancora i timbri a distanza di 30 anni! Il tempo era cristallizzato, sembrava che si fosse tutto fermato come 30 anni prima.

L. aveva a disposizione la sua scrivania, la targa sulla porta con Dott., il suo telefono, le penne etc. tutto semplicemente fantastico! Fantastico? Non proprio. L. aveva buonissime intenzioni, tanto desiderio di fare, di realizzare, di proporre. Niente da fare, niente da fare (nel senso letterale del termine). Il lavoro non era lavoro. Li dentro quello che succedeva era trovare un massa di persone indaffarate. A fare cosa? A produrre carta, fax, lettere, eseguire, eseguire con urgenza. Ma urgenza di cosa? Tutto questo non aveva senso! E le idee e le proposte? Rigettate, non tenute in considerazione, fintamente analizzate. E poi restava tutto assolutamente immutabile.  Quell’ufficio imponente era l’emblema dell’immutabilità, della stasi e quindi della sicurezza. Tutto fermo, come fosse morto.

L. comprese presto che quel posto non poteva più fare per lui. L. passò dall’entusiasmo, al dubbio, alla paura ed infine strapiombò in una depressione acuta. Fu proprio questo turbillon di emozioni negative che gli diede la forza di aprirsi a delle soluzioni che arrivarono inaspettate in un giorno di disperazione. La sua domanda da perchè mi è capitata questa disgrazia si trasformò in cosa posso fare per uscire da qui?

Oggi L. si guarda dentro e con grande saggezza ed apertura mentale si rende conto di una cosa: la disperazione di quel posto, la tragedia di essere li dentro gli ha dato delle opportunità meravigliose. L’opportunità di coltivare l’umiltà e l’autocontrollo. L’opportunità di studiare, meditare e riflettere. Di conoscere sè stesso ed i propri sogni. Di riveder tuti i suoi progetti di vita. Di comprendere il senso della libertà e del rispetto di sè e degli altri.  Quella tragedia era stato il trmpolino di lancio per un percorso di conoscenza che probabilmente non sarebbe mai partito in altri contesti.

L. trasse queste conclusioni: anche le condizioni che sembrano più disperanti ed umilianti e difficili. Anche le situazioni che sembrano non avere senso nascondono dietro di sè una Grande ragione che giustifica la loro stessa presenza.  Ogni singolo episodio della nostra vita va inquadrato in un mosaico in cui ciascun tassello ha la sua ragione di esistere.

Con il cuore

 

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Una risposta a “UNA GRANDE RAGIONE

  1. dana

    15 luglio 2011 at 4:57 PM

    Accade spesso: quello che al inizio mostra bella faccia si rivela ad essere contrario… tutti i belli sogni che facciamo sono diversamente in realtà e svegliarsi certo che è doloroso perché tutto si rovina; tutto in cui ai creduto, di cui ti sei fidato, che hai considerato ad essere buono, bello, vero, di valore,tutto questo sparisce nel momento in cui ti svegli dal sogno… certo, sei deluso,deluso profondamente, non ti viene a credere, hai l’impressione che sbagli tu – gli altri sognano in massa- ti chiedi come mai, per che,che cosa… questo è un punto di svolta con solo due direzioni: o rimani sveglio, o ti rimetti a sognare… Se decidi di rimanere sveglio, sarà duro al inizio, poi, pian piano diventa più facile, poi è la tua natura ritrovata… a volte ti viene voglia di svegliare un tuo caro, lo fai con cura ,lui/lei non vuole essere disturbato…capisci pure questa cosa, ti rendi conto che fai sia il Gesù sia il Don Quijote, con le conseguenze, certo… poi viene il distacco = la saggezza = inizi a seminare dove trovi un attimo di pausa tra un sogno ed un altro… ti limiti a seminare, semini e basta… se il seme vuole fiorire, lo farà, se vuole rimanere seme, affari suoi… tu hai seminato amore con amore in amore… sorridi e passi avanti,cantando col vento,danzando con la pioggia e la neve, nutrendoti di sole,di luna, celebrando e ringraziando TUTTO!
    SI!!!

     

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