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La nostra ricostruzione interiore

15 Apr

Brano tratto da Sogno o son sveglio?, Luigi Miano, edizioni Sensoinverso.

Il libro può essere ordinato in edizione cartacea a ordini@edizionisensoinverso.it oppure in versione e-book a soltanto 4,49 su qualsiasi store online (Ibs, Mondadori, Lafeltrinelli etc.).

 

In questi giorni sto vivendo la demolizione e ricostruzione di un antico casale in pietra di mio suocero. Il casale risale alla fine dell’ottocento.

Il casale non è buttato giù tutto insieme ma un pezzo alla volta, in maniera molto prudente. I materiali originali sono conservati e catalogati per essere riutilizzati.

Ciò che è superfluo viene eliminato. Al vecchio si aggiunge il nuovo. Terminata l’opera di demolizione comincerà la fase di ricostruzione iniziando dalle fondamenta. Elevando progressivamente la struttura in tutta sicurezza. Questa immagine della casa distrutta e ricostruita mi porta all’idea della nostra ricostruzione interiore. Più volte mia moglie Laura, che è legata profondamente a quel casale, mi ha detto che la sua ricostruzione interiore va di pari passo con quella del casale.

ristrutturazione_rustici

Quando abbiamo bisogno di ricostruire noi stessi attraverso la demolizione di ciò che è vecchio. Un pezzo alla volta conservando ciò che c’è di buono dentro noi stessi e ricominciando dalle radici, ricostruiamo noi stessi.

Tutto avviene in maniera graduale e cauta, rispettando criteri di sicurezza. Non si butta via tutto il materiale antico ma si riutilizza sistemandolo in maniera ottimale.

Adyashanti descrive questo processo meravigliosamente in la danza della vita:

“Non si tratta tanto di cercare la risposta giusta, quanto di spogliarsi completamente e di riuscire a individuare il superfluo, tutto ciò di cui si può fare a meno: è scoprire chi sei senza foglie. Noi esseri umani non le chiamiamo foglie ma idee, concetti, attaccamenti e condizionamenti”.

Questa fase è quella che Adyashanti chiama l’inverno spirituale che ci aiuta a spogliarci di tutto ciò che è superfluo sino a giungere all’essenza. E’ un lavoro fastidioso, doloroso e pesante ma assolutamente necessario per trovare autenticità.

Arriva una fase della nostra vita in cui siamo completamente in crisi e subiamo una o più cadute. E se comprendiamo che occorre fare i conti con noi stessi affrontiamo l’inverno spirituale. Diveniamo esploratori della nostra interiorità a caccia di tutto ciò che costituisce il nostro peso superfluo. Quell’enorme bagaglio della personalità e del subconscio che ci portiamo appresso dall’infanzia. I pensieri che ci ossessionano, i giudizi pesanti su di noi e gli altri, le convinzioni inutili, le idee fisse, le strutture mentali. Tutto ciò che è rigido, netto, radicato. I ruoli, le strategie, i progetti. Tutto quello che appesantisce il nostro cammino spirituale va buttato giù dall’aereo per non appesantire il volo.

Lavoro complesso, a cui si oppone naturalmente la nostra personalità rigida attaccata alle cose che conosce.

Ed allora fermati, stai nel silenzio, centrati nelle emozioni e chiediti la domanda più forte: Chi sono? E quale cammino sto compiendo?

Queste domande metteranno in discussione tutto ciò che hai pensato di conoscere per certo e le tue verità false salteranno in aria. E comincerà il cammino di vera gioia e di ricerca di Dio.

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