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L’inverno climatico e spirituale

04 Giu

Da qualche mese sopra le nostre teste  si addensano nuvole cariche di pioggia che risiedono permanentemente senza mai abbandonarci.

Siamo a giugno e non è mai arrivata la primavera. Ogni tanto escono squarci di sole che vengono irrimediabilmente violati dal maltempo e dal vento freddo. E non si esce dall’inverno! Io non mi lamento di questo anche se gradirei la primavera o l’estate. Ho colto invece la palla al balzo per chiedermi alcune cose e cercare risposte come sempre.

Scrive Adjashanti nella “danza del vuoto” che una delle fasi di passaggio fondamentali del risveglio è proprio l’inverno spirituale.  In inverno la natura è a riposo. Gli alberi e le piante perdono le foglie. La natura è morta ed in attesa di germogliare. Si spoglia di tutto.

Mi è venuto spontaneo accostare l’inverno climatico al nostro inverno spirituale collettivo. E mi sono chiesto al di là delle spiegazioni dei meteorologi (che non mi convincono affatto) come sia possibile che a giugno ancora non si veda la primavera. E’ come se la natura riflettesse il particolare momento di transizione che come collettività stiamo vivendo. Un momento in cui è difficile accettare il liberarsi di tutti gli attaccamenti (le foglie) e fare spazio al nuovo che arriva (la primavera ed i germogli). E’ difficile liberarsi di tutto ciò che conosciamo ed arrivare ad accettare il punto zero (in cui sentiamo di non possedere più nulla).

nuvoloni

I nuvoloni-forme pensiero sempre più neri e carichi di pioggia continuano a ricordarci di tutto questo processo. E non sembrano andarsene. Ecco cosa scrive Adjashanti:

L’inverno è un periodo interessante dell’anno. La maggior parte delle nostre ricorrenze religiose si svolgono d’inverno. È la stagione delle festività spirituali, come il Ramadan, l’Hanukkah e il Natale; anche la commemorazione dell’illuminazione del Buddha è spesso celebrata durante questo periodo dell’anno. L’inverno è un portale sacro, un’opportunità. Le foglie cadono dagli alberi, i frutti cadono in terra, i rami si spogliano e tutto torna alle radici, all’ essenza della propria natura. Non soltanto nel mondo esterno, ma anche in quello interiore si realizza una naturale messa a nudo.
L’inverno è anche il tempo delle grandi piogge e della neve. Ogni anno, le montagne della Sierra Nevada si rimpiccioliscono un po’, rispetto all’anno precedente. Parte di loro viene dilavata nei torrenti, dall’acqua che cade e ritorna alla propria sorgente, scorrendo fino ai laghi e agli oceani.

Non c’è niente al mondo che affrontiamo con più riluttanza dell’inverno spirituale. Se noi esseri umani non opponessimo resistenza allo sradicamento delle nostre identità e se ci concedessimo di sperimentare l’inverno, saremmo tutti illuminati. Se lasciamo sorgere l’inverno dentro di noi, veniamo spogliati naturalmente; è come un declino naturale. Quando sei molto silenzioso e quieto, questo graduale distacco avviene spontaneamente. Se non cerchi di tener nulla sotto controllo, senti che si disfano schemi mentali ed energetici, come se cadessero foglie o se scendesse la neve. Cadono con delicatezza. È a questo che serve l’indagine spirituale. Domandarsi “Chi sono io?” equivale a mantenere la presenza nello spazio del non sapere e mettere in discussione tutte le proprie ipotesi e convinzioni.

E se questo inverno metereologico eterno volesse proprio ricordarci proprio questo difficile processo di liberazione?

Inoltre proviamo a riflettere insieme su questo: se le nuvolone rappresentassero la spazzatura mentale della collettività oggi? E se quel pensare collettivo così pessimista, arido ed intriso di paura di oggi determinasse quei nuvoloni che sembrano non andarsene mai?

Meditate..

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