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Perché vivo così male?

16 Lug

In questi giorni di solitudine avvolto dalla calura estiva della città, con poche persone a girare ho avuto modo di guardare due aspetti differenti della realtà.

Da una parte girando per supermercati, centri commerciali e tutto ciò che per qualcuno doveva essere l’essenziale ed il bello della nostra vita ho guardato “oltre” forse come non ho mai fatto. Ho visto l’orrore di un sistema che ha creato assuefazione e tanta infelicità. Ho sentito il nulla che ci avvolge, l’insensatezza di ritmi e condizioni di vita che avrebbero dovuto essere l’essenziale. Ho cercato un significato e non l’ho mai trovato. Ho vissuto profondamente il profondo disagio di essere ancora in una Matrix che non riconosco, che non mi appartiene e che trovo sostanzialmente quanto di più brutto possa essere stato prodotto da anima umana. Credo che non ci sia nulla di umano. Il lavoro, il produrre, consumare, imparare ciò che ci hanno detto fosse utile, i rapporti sociali, le condizioni di vita. Un impianto mostruoso di vita che nulla ha a che vedere con la natura umana. 

amore-triste

Sabato pomeriggio sono andato a trovare un maestro, un artista, un uomo che ha dedicato la sua vita a descrivere un sistema di vita completamente differente da quello che ci è stato costruito intorno (con la nostra complicità): Silvano Agosti.

Sono entrato nel suo cinema (Azzurro Scipioni a Roma) ed ho trovato proprio lui al bancone. Un uomo semplice, piccolo di statura, amorevole e carismatico. Ho acquistato un libro ed un dvd. Ho scambiato quattro chiacchiere. E poi Silvano mi ha invitato ad entrare in sala mentre proiettavano il concerto del grande violinista Uto Ughi, le quattro stagioni di Vivaldi. E mi sono ritrovato completamente immerso, in una sala quasi deserta, nella bellezza totale. Nella massima espressione dell’animo umano. Ho sentito tutto l’amore possibile: della musica, della sala, di Silvano. Ho vissuto una full immersion nella bellezza.

Ho compreso allora. Ci vengono fatti vedere solo i centri commerciali, i supermercati, i condomini bunker, il lavoro orrendo di 10 ore al giorno  e non  ci viene ricordato l’Amore e la bellezza. Perché tramite l’Amore e la bellezza potremmo risvegliarci e non essere così catatonici come siamo tutti i giorni. In uno stato di zombie catatonico l’essere umano è completamente assoggettabile ed assoggettato. Può essere guidato, manipolato, maltrattato, sfruttato ed umiliato. Chi produce bellezza e la mette a disposizione non è funzionale al sistema della bruttezza. Va emarginato, messo da parte, ridotto in briciole. Eppure c’è dentro il nostro animo un insopprimibile desiderio di amore e bellezza. E non c’è centro commerciale che tenga! E la bruttezza invece viene fatta passare come la normalità..

Voglio chiudere con le parole di Igor Sibaldi tratte da una sua intervista:

..se per «felicità» Lei intende una sovrabbondanza di energie e di sentimenti (una «fecondità» com’è nel senso latino del termine); una capacità di provare desideri, di non nasconderli e di realizzarli; un’esuberante inventiva, che riempia di novità ogni giornata; una sensazione di riuscita, sia nel presente sia, più ancora, nel futuro; il piacere di sentirsi liberi, nel pieno possesso dei propri diritti; una vivace curiosità; e una bella sete di verità e di giustizia, così come ne hanno solitamente i bambini; se per «felicità» Lei intende queste cose, penso proprio che si tratti del principale nemico dell’ordine sociale in cui viviamo. Per mantenersi, tale ordine richiede infatti che gli individui si accontentino di mirare a un moderato benessere, e nell’attesa di raggiungerlo si rassegnino a subire una lunga serie di frustrazioni, che la maggioranza ritiene indispensabili – per ragionamenti del tipo «se ognuno potesse fare quello che vuole nessuno andrebbe più a lavorare». E la maggioranza degli individui obbedisce, accontentandosi e rassegnandosi. Altro che rincorrere la felicità! Ogni occidentale conduce una sua guerra personale, purtroppo vittoriosa, contro quella felicità nemica, nella quale si troverebbero le risposte a quelle che Lei chiama «le grandi domande dell’esistenza» – le quali certamente sorgono in presenza del dolore, ma non perché sia il dolore a provocarle, bensì perché chi agisce contro la felicità incappa inevitabilmente nel dolore. Gran parte di queste domande hanno, in realtà, a loro fondamento uno schema assai elementare: «Perché vivo così male?» E anche la risposta sarebbe elementare, richiederebbe soltanto l’eliminazione del punto interrogativo: «Proprio perché vivo così male». Ma per timore di questa risposta, e delle conseguenze che essa avrebbe nei rapporti con l’ordine vigente, la maggioranza si tiene aggrappata alle domande e alle dolorose condizioni in cui le domande sono destinate a restare tali. 

In chiusura: ho letto o sentito da qualche parte che chi ha creato un sistema così orribile ha voluto l’infelicità degli esseri umani ma non si è reso conto che in qualche modo ha creato anche la propria infelicità eterna! E chiediamoci allora così come fa il Maestro Sibaldi: perché vivo così male? E magari aggiungiamo con forza e fermezza: IO VIVO MALE E NON VOGLIO PIU’ VIVERE COSI’

Questa è la vera rivoluzione..

Con il cuore

 

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