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Sogno o son sveglio?

23 Lug

Brano tratto da Sogno o son sveglio?, Luigi Miano, edizioni Sensoinverso 2013.

Il libro può essere ordinato in edizione cartacea a ordini@edizionisensoinverso.it oppure in versione e-book a soltanto 4,49 su qualsiasi store online (Ibs, Mondadori, Lafeltrinelli etc.).

Ecco cosa scrive del lavoro in maniera mirabile Salvatore Brizzi, grande esperto alchimista, in Officina Alchemica: “Il lavoro inteso come impiego di energie in funzione della sopravvivenza non esisterà più. Esso diverrà la naturale esteriorizzazione della qualità di un’anima in una attività quotidiana: un operare artistico in armonia con le proprie inclinazioni. Il Cuore ci indicherà di volta in volta le occupazioni creative cui consacrarci nei vari periodi della nostra esistenza, e comprenderemo che ogni occupazione è creativa se è creativo chi se ne occupa.”

Oggi milioni di persone sopportano lavori detestabili a cui rimangono appesi con un labile filo. Oggi si fa passare il lavoro per concessione di grazia da parte del datore di lavoro. Si va avanti a minacce. Se vuoi mantenere questo posto di lavoro devi adeguarti. O ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra. E qualcuno si butta dalla finestra sul serio…tragicamente. Il lavoro non è più elevazione dell’essere umano, realizzazione di tutti i talenti e le capacità, creatività in azione. Ma semplice sopportazione di una nausea che da il voltastomaco condita dalla paura.

Qualche giorno fa ho avuto la terribile notizia della morte di un collega in un incidente stradale. Ritornava a casa la sera alle otto mentre lo aspettavano la moglie e due figli. Quest’uomo giovane lavorava tutti i giorni fin alle otto di sera. Tutti i giorni dodici ore di lavoro dedicate alla segreteria di un pezzo grosso del Ministero. Lascia due figli piccoli ancora bisognosi di un padre. Forse era stanco ed aveva fretta di tornare dai figli ed allora spingi la manopola del gas della motocicletta. E non ti accorgi dei pericoli perché sei troppo preso dai pensieri o dalle preoccupazioni.

Oggi è ricordato con grande malinconia ed affetto. Domani sarà un  lontano ricordo seppellito perché comunque si deve andare avanti nella logica del lavoro sopra ogni cosa. The show must go on.

In  questi giorni si contano i danni del terribile terremoto che ha colpito una delle regioni più virtuose d’Italia: l’Emilia Romagna. In  particolare è stata colpita la zona di Modena, in cui c’è un’altissima concentrazione di attività produttive.

I media e non solo ci danno un unico messaggio: le attività produttive non si potranno fermare neanche con il terremoto. Gli imprenditori ed i lavoratori terrorizzati di perdere il lavoro recitano come un mantra una sola parola: RIPARTIRE, RIPARTIRE.

Si racconta che gli operai si sono messi in fila davanti ai capannoni danneggiati dal sisma pressando il padrone perché desiderosi di lavorare. Non ci si può fermare perché si stanno perdendo soldi ed opportunità. Ho sentito un servizio al telegiornale incentrato sullo stress delle mucche che non producono quantità di latte come qualche settimana prima dell’evento. Le mucche sono stressate?? Ed in tutto questo l’essere umano con le sue paure, emozioni, ansie e significati dove è finito? C’è soltanto un mucchio di capannoni che produce qualcosa, imprenditori ed operai? Dov’è l’uomo ed il suo cuore affranto?

Ed allora mi chiedo: possibile che nessuno ha compreso il messaggio contenuto in questo terremoto? Possibile che non ci si voglia di fermarsi a riflettere?

Siamo inseriti nel ciclo della produttività talmente a fondo che non c’è evento che tenga. Si ritiene più forte l’attività produttiva delle forze naturali. Il terremoto è un tragico e casuale evento che va superato molto velocemente. Non vale la pena ascoltarne la voce. Il terremoto fa sentire forte la voce della natura ed essa è la più alta via di saggezza.

La produttività a tutti i costi non ascolta più la voce autentica della Natura

Questa è la dimostrazione di quanto il lavoro abbia ormai superato l’essere umano e sia divenuto un corpo a sé stante. E come il mostro del Dott. Frankenstein è fuori dal controllo e scappa per le vie del paese e potrebbe compiere qualsiasi gesto.

Si è creata una macchina mostruosa che può giustificare qualsiasi evento anche il più tragico.

Il lavoro è autoreferenziale, serve semplicemente a mantenere in vita una routine insopportabile. Ci da l’illusione di essere autonomi e poterci finanziare e quindi ci schiavizza. Il lavoro inteso in maniera tradizionale è una schiavitù a cui ci si prostra inevitabilmente perché siamo indebitati e dobbiamo mantenere lo stesso tenore di vita di sempre. Non c’è scelta, non c’è nessuna parvenza di espressione autentica.

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